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Lost The Way Home

… Quando mi confronto con la vita, la mia in primo luogo, ma soprattutto con quella degli altri, mi rendo conto che lei, la vita, è sempre più forte, pronta a mostrarsi narcisa o umile, frequentemente sconcertante e sfrontata. Attraverso il mio obiettivo mi procura tenerezza, rabbia, dispiacere, come è capitato tutte le volte che ho imbracciato la mia macchina fotografica nel tentativo di cogliere l’intimo delle persone ritratte in questo lavoro. Di rado ho potuto trattenere il pianto nel pensare le storie di molti che ho incontrato. Frequenti sono stati gli spasmi e i tremori quando, nei momenti meno appropriati, il mio pensiero si rivolgeva a loro. Non sono un fotografo di paesaggi. L’essenza spirituale

della natura non la colgo dai colori dei tramonti o dei mari in tempesta, bensì è l’umanità e tutte le forme in essa contenute il luogo dove trovo ricchezza maggiore. Lì dove il sole illumina pochi paesaggi felici, di rado rivolge i suoi raggi verso le nudità dell’anima che si intersecano in battaglie interiori. Lì, in quei meandri difficili, intricati, la vita si incontra con quella dei miei soggetti che diventano una parte di me, un tutt’uno con me e il mio medium fotografico. Non mi interessano i paesaggi naturali, mi piacciono i paesaggi dell’anima dove come in questo progetto si vede chiara la partita  quotidiana e più urgente che tutti noi conduciamo nell’eterna lotta per fuggire alla morte.

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