Antonino Condorelli Photojournalist | Dell’odore di agrumi e del sangue
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Dell’odore di agrumi e del sangue

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Vorrei vi concentraste su quanto segue: Immaginate una mattina presto di gennaio, una giornata soleggiata ma fresca. La terra rossa, tipica della zona delle Serre Vibonesi ed un agrumeto con intorno poche case abitate ma incomplete. Queste case ancora non dipinte, nemmeno intonacate esternamente. I mattoni che si vedono nudi sono esposti alle intemperie. L’odore della campagna si sente forte, la terra umida profuma di foglie di agrumi e le scarpe affondano nel terreno rosso appena arato. L’odore forte dell’agrumeto, il vento leggero sposta i rami e un gruppo di persone è radunato ai piedi di un albero. Il rumore tagliente di una vanga che infilza la terra per scavare una buca profonda, i gemiti di chi a fatica scava la terra, le gocce di sudore che dalla fronte cadono sulle mani callose, sul manico grigiastro dell’attrezzo. Poche parole. Immaginate, poi un ragazzo. Un ventenne davanti ad un altro ragazzo, un diciottenne. Quest’ultimo, circondato da chi lo ha portato li per un battesimo insolito. Nulla a che fare con la religione. L’uno difronte all’altro, un ventenne ed un diciottenne. Quest’ultimo incitato da chi ha scavato la buca, da chi ha accompagnato lì ventenne che, di colpe guardando bene non ne ha. E non ne ha neanche il diciottenne, almeno fino a quel momento. L’uno difronte all’altro, un ventenne tremante e un diciottenne in preda all’eccitazione di chi sta per avere in mano un’arma. Il diciottenne viene battezzato: spara! Spara un primo colpo contro il ventenne. L’avete sentito? Il dito indice sudato tira il grilletto, il cane attiva l’otturatore che percuote il proiettile il quale con un moto rotatorio e con un sibilo impercettibile fuoriesce dalla pistola e si infilza nella testa del ventenne.Pochi gemiti, un sussulto come di spasmo e il ventenne è a terra. Una breve pausa, giusto il tempo che il diciottenne prenda il respiro e poi ancora bang bang bang. Il ventenne è già morto al primo colpo, ma il battesimo non può terminare se non ci si accanisce. Dopo il quarto o il quinto colpo la pistola s’inceppa e non c’è più rumore. L’odore è cambiato. Non c’è più quello delle foglie di agrume, ma l’acre puzzo della polvere da sparo misto all’odore ferroso del sangue. Quell’odore insipido, raccapricciante che ogni volta si avverte quando in giro c’è tanto sangue. Con un tonfo sordo, il ventenne cade nella buca scavata silenziosamente e poi di nuovo, la vanga infilza la terra morbida appena rimossa e copre tutto. Come per magia lì in quell’agrumeto difronte le case incomplete, non è mai successo niente e nessuno ha visto niente fino a che un giorno, dopo 4 mesi, chi ha commesso il fatto, chi ha incitato il diciottenne a premere il grilletto, chi abitava difronte quelle terre ha parlato con i giudici pentendosi. Dopo 4 mesi il corpo del ventenne, sottratto alla sua famiglia perché si era innamorato di una donna che nn doveva nemmeno guardare è stato ritrovato e restituito a sua madre.

“Pezzi di Cuore” è il mio lavoro sulle mamme che hanno perso i loro figli innocenti uccisi dalla ‘ndrangheta.

Testo e foto © Antonino Condorelli 2017. Nella foto di copertina Maria Rosa Miraglia mamma di Pasquale – Nella foto in alto Liliana Espostito Carbone, mamma di Massimiliano.